No, non quello del Grande Fratello.

Foto di Chris Liverani via Unsplash

- Il Signore sia nel tuo cuore perché tu possa pentirti e confessare umilmente i tuoi peccati.

- Amen.

- Marta, ciao. Bentornata. Non dovresti essere a scuola?

- Oggi facciamo mezza.

- Ho capito. Quali peccati vuoi confessare?

- Ho detto una bugia ai miei genitori. Poi… ho litigato con mio fratello. Ah, e ho pensato di rubare un bracciale in un negozio, ma poi non l’ho fatto, anche se stavo quasi per -

- Va bene, va bene. C’è altro?

- Ehm, no.

- Bene, all-

- Anzi, sì.

- Sentiamo.

Questo racconto è stato pubblicato sulla newsletter 218 di Futura (Corriere della Sera) del 29 gennaio 2021

Foto di Jonatan Pie via Unsplash

La storia delle stelle cadenti che esaudiscono i desideri già la conoscevo, ma quando ho iniziato a crederci davvero facevo la seconda media.

Era agosto e come al solito ero in vacanza con la mia famiglia in montagna. La sera in hotel non c’era molto da fare, così io, mia sorella e altri coetanei costretti allo stesso genere di svago estivo occupavamo a oltranza le sdraio gialle del giardino.

Forse era proprio San Lorenzo, forse lo sarebbe stato a breve, in ogni caso ce ne stavamo lì, al buio, a scrutare il cielo in cerca delle inequivocabili scie luminose e a parlare di cose che probabilmente ci sembravano molto importanti.

Io più che altro ascoltavo.
Ascoltavo e pensavo a Luca: alto, moro, occhi scuri.
Bellissimo.

Continua su Futura Corriere.

Ho iniziato il 2020 in Kenya, affacciandomi per la prima volta su una minuscola porzione di Rift Valley, la culla in cui circa 70mila anni fa i nostri antenati hanno mosso i primi passi. Attraversando in auto la periferia di Mombasa — guardando le case diroccate, i gruppi di persone sedute a bordo strada senza nulla da fare e gli innumerevoli dettagli che allargavano l’abisso di differenze tra ciò che vedevo e una qualunque periferia europea— mi sono chiesta: come siamo arrivati fino a qui? E ragionandoci meglio: se l’Europa è stata raggiunta per la prima volta dall’uomo 40mila anni…

Questo racconto è stato pubblicato sulla rivista Carie letterarie a ottobre 2017.

Henri-Georges Clouzot, di Duane Michals (1968)

Guida con estrema lentezza sulla strada di campagna che conosce a memoria. Non può vederlo, ma alla sua destra un fossato non molto profondo corre lungo la solitaria striscia di asfalto per qualche chilometro. A sinistra, ugualmente invisibili, ci sono solo campi, sterpaglie e qualche albero spoglio. È un paesaggio di una certa bellezza, in realtà, se si ha la fortuna di attraversalo quando è incendiato dai raggi obliqui del sole. Ma non è questo il caso. È gennaio. La nebbia nasconde ogni cosa. È in ritardo per…

Chiara Beretta

Giornalista. Scrivo. Un po’ a Milano e un po’ a Torino.

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